Enrico Caruso 1921 – 2021: la voce, il mito

A cento anni dalla scomparsa (2 agosto 1921), la Regione Campania ha organizzato, con partenza il 18 luglio e fino al 31 dicembre, un programma culturale che comprende concerti, reading, mostre e altri eventi con la partecipazione di artisti di fama nazionale e internazionale e come scenario luoghi simbolici legati alla vita dell’artista per celebrare uno dei più grandi tenori di tutti i tempi.

Due sono le iniziative a cui la Fondazione Campania dei Festival partecipa al progetto insieme a Film Commission Regione Campania: la proiezione di due documentari dedicati e una mostra dedicati al grande tenore.

GLI INCONTRI - dal 9 marzo al 20 aprile 2022

A partire da mercoledì 9 marzo ore 16.30, sette incontri-conversazioni arricchiranno l’offerta culturale della mostra “Enrico Caruso - da Napoli a New York”, allestita al MANN e realizzata dalla Fondazione Campania dei Festival e Fondazione Film Commission Regione Campania, con il sostegno della Regione Campania.
Gli incontri, che andranno ad approfondire la figura del grande tenore napoletano, sono organizzati in collaborazione con il corso di laurea in Cinema, Musica e Spettacolo dell'Università degli Studi di Napoli Federico II.

Per partecipare, è necessario inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica info@fcrc.it entro le 48 ore precedenti all’appuntamento. I posti a disposizione per ogni evento sono 20.

Calendario conversazioni mostra Enrico Caruso – da Napoli a New York

mercoledì 9 marzo, ore 16.30
Francesco Cotticelli, Paolo Maione
“Enrico Caruso nelle altre Americhe”

mercoledì 16 marzo, ore 16.30
Anna Masecchia, Simona Frasca
“My Cousin dalla canzone al film, tra divismo e italianità”

mercoledì 23 marzo, ore 16.30
Marco Bizzarini
“Enrico Caruso e La fanciulla del West”

mercoledì 30 marzo, ore 16.30
Giuliana Muscio
“Perfomers campani dello spettacolo nel cinema muto americano”

giovedì 7 aprile, ore 16.30
Massimiliano Lopez, Gerardo Casiello
“Archivi sonori: modalità di intervento e valorizzazione dei fondi fonografici storici”

mercoledì 13 aprile, ore 16.30
Enrico Careri, Giorgio Ruberti
“Enrico Caruso interprete della canzone napoletana”

mercoledì 20 aprile, ore 16.30
Simona Frasca, Giuliana Muscio
"Alla fine del percorso"

LA MOSTRA - fino al 24 aprile 2022

ENRICO CARUSO – DA NAPOLI A NEW YORK

A CURA DI GIULIANA MUSCIO
CONSULENZA MUSICALE SIMONA FRASCA
PRODOTTA DA FONDAZIONE CAMPANIA DEI FESTIVAL, FONDAZIONE FILM COMMISSION REGIONE CAMPANIA
CON IL SOSTEGNO DI REGIONE CAMPANIA
IN COLLABORAZIONE CON MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE E ISTITUTO CENTRALE PER I BENI SONORI ED AUDIOVISIVI

APERTA DAL 22 DICEMBRE 2021 AL 24 APRILE 2022 (INAUGURAZIONE 20 DICEMBRE, CON INGRESSI ALLE ORE 17.00 E ORE 18.00)

È POSSIBILE VISITARE LA MOSTRA COL TICKET DI ACCESSO AL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI NAPOLI. L'ACCESSO È CONSENTITO SECONDO GIORNI E ORARI DI APERTURA DEL MANN, CONSULTABILI SUL SITO mannapoli.it/orari-e-tariffe/

La mostra mette a fuoco la figura di Enrico Caruso quale prima star mediatica moderna e quale rappresentante dell’emigrazione italiana che seppe conservare e innovare le tradizioni dello spettacolo, con un impatto significativo sui media americani.
Il progetto sviluppa i temi dell’intelligenza mediatica di Caruso e del contributo italiano alla cultura dello spettacolo americana, intrecciandoli, sottolineando i caratteri di italianità (e napoletanità) del ruolo del tenore nello sviluppo di diversi aspetti della moderna industria dello spettacolo, dall’industria discografica allo star system, in interazione con gli artisti del teatro italiano degli emigrati.
La mostra propone un percorso “narrativo” su Caruso e la sua carriera, storicamente preciso, intermediale e vivace – in grado d’essere “popolare”, ricco di scoperte, e di calda fascinazione verso il personaggio.

La documentazione del percorso storico-teorico è costituita da circa duecentocinquanta immagini fotografiche, provenienti dagli archivi del Metropolitan Opera Archive di New York e dalla Caruso Collection presso il Peabody Institute (Johns Hopkins) di Baltimora, fruibili sia come stampe che all’interno dei supporti audiovisivi; film, altro materiale audiovisivo d’epoca e cinegiornali provenienti dagli archivi americani e dal fondo Setti della Fondazione Ansaldo; registrazioni audio della produzione discografica di Caruso.

Nell’ambito della mostra, sarà possibile assistere al documentario Enrico Caruso: The Greatest Singer in the World, diretto da Giuliana Muscio.  Sono previste tre proiezioni del documentario: ore 12.00, 16.00 e 18.00.

LA GUIDA DELLA MOSTRA

È stata inoltre realizzata una guida della mostra, che ripercorre testimonianze della vita artistica e personale del tenore, attraverso foto pubbliche e private, locandine, oltre a disegni e caricature, che testimoniano la multiforme capacità artistica di Caruso. Un lavoro pregiato, curato da Giuliana Muscio, con la consulenza musicale di Simona Frasca, edito dalla casa editrice “ad est dell’equatore”, disponibile presso il bookshop del MANN al costo di 12 euro.

LE PROIEZIONI

Le due proiezioni curate da Fondazione Campania dei Festival e Film Commission rientrano nel programma di Caruso 100, la tre giorni organizzata dal Conservatorio di Musica San Pietro a Majella di Napoli.
L’appuntamento è venerdì 22 ottobre alle 20:00 nella Sala Scarlatti del Conservatorio di musica San Pietro a Majella con:

Enrico Caruso: The Greatest Singer in the World
Documentario con la regia di Giuliana Muscio, una delle più grandi studiose a livello internazionale del tenore partenopeo, che racconta la carriera americana di Enrico Caruso, con uno sguardo nuovo che rivela, attraverso materiali inediti, la modernità del suo rapporto coi media e sottolinea il fondamentale contributo dei performers italiani nello sviluppo dell’industria dello spettacolo americana.

Documentario Enrico Caruso: The Greatest Singer in the World

Regia di Giuliana Muscio, prodotto da Ministero Degli Esteri e della Cooperazione Internazionale

Nel centenario della sua morte il documentario racconta la carriera americana di Enrico Caruso, con uno sguardo nuovo che rivela, attraverso materiali inediti, la modernità del suo rapporto coi media e sottolinea il fondamentale contributo dei performers italiani nello sviluppo dell’industria dello spettacolo americana.

Il film utilizza foto e documenti provenienti dalla collezione donata da Dorothy Benjamin, la moglie americana di Caruso, al Peabody Institute di Baltimora, dalla ricchissima collezione del Metropolitan Opera Archive, dal Museo Enrico Caruso di Villa Bellosguardo, e gli home movies della famiglia del direttore d’orchestra Giulio Setti, preservati dalla Fondazione Ansaldo, oltre a cinegiornali e al film muto My Cousin (1918), recentemente restaurato dalla Cineteca di Bologna. Il documentario si concentra quindi sulla sua esperienza americana, permettendo di apprezzare l’approccio innovativo di Caruso ai media (stampa, industria discografica e cinema) e il ruolo del suo successo nel modificare l’immagine dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti.

L’industria discografica nasce grazie alla sua voce, quando, nel 1902, a Milano, accetta di registrare alcuni brani per Fred Gainsberg della Gramophone and Typewriter Co., che, come dice il nome, non aveva fino ad allora destinazione musicale. Le registrazioni di Caruso proposte al Metropolitan gli fruttano, l’anno seguente, una scrittura favolosa. Caruso canta per 17 stagioni al Metropolitan, che deve a lui la sua fama, rivoluzionando, da quel prestigioso palcoscenico, il modo di cantare l’opera. Con le sue formidabili doti di interprete egli introduce il verismo sia nella recitazione che nell’espressività del canto, scalzando virtuosismi e l’impettita performance tradizionale, e contribuendo così al passaggio da un pubblico borghese alla cultura di massa. Le opere che interpreta producono inoltre l’identificazione della lirica con l’opera italiana.

A New York firma un contratto con la casa discografica Victor Talking Machine che ne fa il suo testimonial per portare l’opera nelle case della borghesia americana e nel mondo. Caruso è il primo cantante a vendere un milione di dischi con la sua incisione di Vesti la giubba dai Pagliacci. Tra 1904 e 1920 guadagna quasi due milioni di dollari solo con la vendita dei suoi dischi. Incide inoltre canzoni napoletane, a partire dal 1909, legittimando l’identificazione della musica popolare napoletana come espressione dell’italianità, e creando una platea popolare e cosmopolita per la sua voce.

La stampa americana segue con interesse crescente la carriera del cantante, le sue tournee, ma anche il suo stile di vita, creando la figura mitica del cantante per cui si costruiscono teatri in Amazzonia e una fama che il tempo non scalfisce. Caruso compare di frequente sui giornali, in articoli dai titoli spesso trionfalistici, con foto che via via si fanno più disinvolte e persino scherzose, appare nelle strisce dei comix domenicali e pubblica le sue gustose caricature per nulla dilettantesche sia nella stampa degli emigrati che sui giornali americani.

La sua personalità sfonda inoltre la distinzione tra sfera pubblica e privata: i giornali raccontano la sua famiglia ma anche gli scandali che lo vedono coinvolto (come lo “scandalo dello zoo” e la fuga della compagna Ada Giachetti con l’autista).

Caruso è anche una star del cinema, perché appare di frequente nei cinegiornali e nel 1918 interpreta con sorprendente maturità attoriale due film, My Cousin e The Splendid Romance, quest’ultimo purtroppo perduto. In My Cousin interpreta sia il tenore di successo che il cugino emigrato a Little Italy, confermando la sua adesione all’ambiente degli emigrati italiani. “Italiano all’estero” Caruso frequenta gli artisti del teatro degli immigrati a New York, come Cesare Gravina (uno degli attori preferiti da Eric von Stroheim) e William Ricciardi, il fondatore della Brooklyn Academy of Music, che partecipano a diverso titolo al film.

Dietro a My Cousin c’è un mistero perché dopo un’anteprima privata (il giorno delle nozze segrete con Dorothy, il 20 agosto 1918) emerge una versione diversa della pellicola, realizzata probabilmente su pressione del cantante, irritato dagli stereotipi melodrammatici della trama, rispetto alla figura del cugino emigrato. Caruso interpreta i due personaggi con tonalità diverse, umorismo bonario per il cugino e autoironia per il tenore. La sua recitazione è eccellente, lodata anche nelle recensioni, eppure il film sparisce in breve dalla circolazione e la sua memoria è stata in pratica cancellata. Il documentario cerca di spiegare perché.

Durante la prima guerra mondiale Caruso si impegna personalmente in attività benefiche, sia a favore di associazioni italiane che americane, con apparizioni spettacolari in concerti all’aperto o al Madison Square Garden, documentate dai cinegiornali e sulla stampa. Compone inoltre Liberty Forever per sostenere le raccolte fondi e incide Over There, la nota canzone patriottica americana, perfezionando il processo identitario dell’italiano all’estero, riconoscendo il legame con la terra d’accoglienza. Nel finale di My Cousin il “tenore” fa visita al “cugino” a Little Italy, riconoscendo quindi la parentela, il legame di sangue con il paese d’origine, ma arriva sulla sua costosa automobile americana, che rappresenta il successo (anche materiale) che ha raggiunto a New York, il tutto tra uno sventolio di bandiere americane e italiane.

Caruso quindi, portatore di una moderna cultura dello spettacolo napoletano, grande comunicatore e “un emigrato che ha avuto successo”, come lui stesso si definiva, che conquista le Americhe e diventa mito.

My Cousin (1918)
Film muto recentemente restaurato dalla Cineteca di Bologna che si concentra sull’esperienza americana di Caruso, permettendo di apprezzare il suo approccio innovativo ai media (stampa, industria discografica e cinema) e il ruolo del suo successo nel modificare l’immagine dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti.
Venerdì 22 ottobre alle 20:00, Sala Scarlatti del Conservatorio di San Pietro a Majella.
L'ingresso è libero fino ad esaurimento posti, previa prenotazione alla mail eventi@sanpietroamajella.cloud, e consentito solo se in possesso di Green Pass.

ph Giusva Cennamo - ag Cubo