PAESAGGI CONTEMPORANEI
Teatro Comunale Carlo Gesualdo (AV)
regia e scenografie Pino Di Buduo
con Daniela Regnoli, Nathalie Mentha, Irene Rossi, Zsofia Gulyas, Marianna Andrigo
e con il coinvolgimento di associazioni culturali, sociali ed artistiche locali
tecnica Marcus Acauan, Mauro Buoninfante
allestimenti scenici Hector Gustavo Riondet, Fabio Guigiani
video proiezioni Fabio Di Salvo e Bernardo Vercelli (Quiet Ensemble), Claudia Spiridigliozzi
produzione Teatro Potlach
3 ottobre 2017 ore 21.00
Un percorso di 700 metri all’interno della città. Un itinerario urbano trasformato in un unico grande palcoscenico con effetti speciali, illuminazioni artistiche (più di 100 fari), centinaia di metri quadrati di teli bianchi trasparenti, scenografie virtuali e reali, grandi proiezioni. Ecco Paesaggi Contemporanei, un progetto artistico interdisciplinare e multimediale ideato da Pino Di Buduo, regista del Teatro Potlach, antropologo ed esperto di drammaturgia artistica negli spazi pubblici.
Il teatro esce in strada, dunque, andando incontro alla gente: un palco lungo chilometri per consentire di assistere a circa trenta rappresentazioni; ogni artista o gruppo realizzerà la propria performance sul tema dei paesaggi contemporanei ispirati alle identità dei luoghi ma anche ai cicli agro-alimentari. Gli spettatori, dunque, si trasformeranno in viaggiatori, in esploratori e archeologi della memoria. L’obiettivo principale di Paesaggi Contemporanei è riscoprire, enfatizzare e valorizzare attraverso l’arte gli spazi urbani, donando agli spettatori itineranti una rinnovata emozione.
Il Teatro Potlach è stato fondato nel 1976 da Pino Di Buduo e Daniela Regnoli, due studiosi di antropologia che hanno scelto di chiamare la propria compagnia come il rito del dono gratuito nel linguaggio degli indigeni dell’America nord occidentale. La ricerca dell’altrove, la voglia di fare teatro al di fuori dei circuiti mainstream, si riflette nella scelta come sede del teatro di Fara Sabina, piccolo centro del rietino. L’identità artistica del Potlach si sintetizza in una continua autoformazione, oltre i confini istituzionali del teatro, nello scambio con il circo, la danza e la performance musicale, attraverso il viaggio e del contatto sul campo con le culture performative europee, asiatiche e latinoamericane.